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Cina: petroliera affondata, rischio di disastro ambientale

Cina: petroliera affondata, rischio di disastro ambientale

Dalla petroliera affondata si origina una chiazza di petrolio estesa per oltre 100 chilometri quadrati

Dopo aver bruciato per otto giorni, la petroliera iraniana Sanchi è colata a picco. Domate anche le fiamme di superficie residuali, due navi cinesi hanno finalmente potuto iniziare l'attività di pulizia del greggio raffinato fuoriuscito dalla petroliera. 

La "pozza" di petrolio, fuoriuscito dalla petroliera a causa delle correnti marine e dei moti ondosi, si è ormai allungata e ricopre decine di miglia sia in larghezza che in lunghezza. Secondo quanto dichiarato dalla tv Cinese Cctv l'area sarebbe superiore ai cento chilometri quadrati. 

Zhang Yong, ingegnere senior della State Oceanic Administration, ha dichiarato che la situazione al momento non è una grande minaccia all'ecosistema marino; ma sono ancora in corso test per determinare le conseguenze dell'incidente.  E' stato però aggiunto in una nota dalla Ocean Administration che consistenti quantitativi di carico fuoriuscito "sta ancora bruciando in superficie intorno al sito".

Alle operazioni di soccorso, a cui hanno partecipato Cina, Corea del Sud, Giappone e Usa hanno dovuto impegnarsi duramente per far fronte alle avverse condizioni metereologiche e del mare e il rischio esplosione. 

Grazie ad una rapida ispezione dello scafo della petroliera che è finito, dopo l'affondamento, nell'area economica giapponese è stato possibile recuperare la scatola nera con cui si spera di chiarire le dinamiche dell'incidente dello scontro con il mercantile Cf Crystal.

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